Antioco di Siracusa: tra mito, storia e identità della città
Quando si prova a risalire alle origini della memoria storica di Siracusa, prima ancora dei grandi storici ellenistici e romani, si incontra una figura oggi poco nota al grande pubblico ma fondamentale per la comprensione del Mediterraneo greco d’Occidente: Antioco di Siracusa, storico del V secolo a.C., figlio di Senofane, nato e formato nella polis aretusea.
Antioco non è solo uno storico: è uno dei primi tentativi consapevoli di trasformare il mito in racconto ordinato, di dare una struttura cronologica e razionale a un passato che fino ad allora viveva soprattutto nella tradizione orale, nei poemi, nelle genealogie leggendarie.
Scrivere da Siracusa: uno sguardo occidentale
Antioco scrive da Siracusa e per Siracusa, ma con uno sguardo che abbraccia l’intero Occidente greco. Le sue due opere principali – una sull’Italia meridionale e una sulla Sicilia – testimoniano un progetto ambizioso: raccontare la storia dei popoli, delle migrazioni e delle fondazioni coloniali greche non come episodi isolati, ma come un sistema coerente di relazioni.
Nella Storia della Sicilia, Antioco fa partire il suo racconto da Cocalo, mitico re dei Sicani, figura che appartiene a un tempo sospeso tra leggenda e preistoria. Cocalo è lo stesso sovrano che, secondo il mito, accolse Dedalo in fuga da Creta e presso il quale Minosse trovò la morte. Non è un caso: Antioco sceglie deliberatamente di iniziare dal mito, perché per i Greci il mito non è una favola, ma una forma arcaica di conoscenza storica.
Dal mito alla politica: Cocalo, Dedalo, Gela
Il percorso di Antioco attraversa personaggi leggendari e snodi politici reali, fino ad arrivare a un evento storico preciso e documentabile: il congresso di Gela del 424 a.C., momento cruciale di mediazione tra le poleis siceliote. In questo arco narrativo si coglie il suo metodo: il mito serve a spiegare le origini, la storia a interpretare il presente.
Siracusa, in questo racconto, non è una città tra le altre. È il punto di osservazione privilegiato da cui leggere la Sicilia come spazio plurale, abitato da Sicani, Siculi, Greci, coloni e migranti. Antioco costruisce una narrazione in cui l’isola non è periferia della Grecia, ma centro autonomo di civiltà.
Antioco scrive in dialetto ionico, la lingua della prosa storica arcaica, la stessa di Erodoto. Questo dato non è solo stilistico: colloca Antioco nella tradizione dei logografi, quegli autori che precedono la storiografia “scientifica” ma che pongono le basi del metodo storico.
Le sue opere furono certamente conosciute e utilizzate da Tucidide, che se ne servì per la ricostruzione della storia più antica della Sicilia. Questo legame è decisivo: Antioco diventa così una fonte primaria invisibile, un anello nascosto nella catena della storiografia classica.
Leggende, fondazioni, identità
Nei frammenti superstiti della sua opera emergono temi che ancora oggi definiscono l’identità siciliana: l’arrivo dei Siculi dall’Italia, le fondazioni greche, la sovrapposizione di culture, la stratificazione di popoli. Antioco racconta una Sicilia che nasce dall’incontro, non dalla purezza.
In questo senso il suo lavoro dialoga idealmente con altre grandi narrazioni mitiche dell’isola: il ciclo di Persefone e Demetra, il mito di Aretusa, le storie di Eracle in Sicilia. Tutti racconti che, come in Antioco, non separano il sacro dal politico, il divino dall’umano.
Un grande dimenticato
Le opere di Antioco andarono progressivamente in ombra a partire dall’età ellenistica, soprattutto a causa del successo di storici come Timeo di Tauromenio. Eppure, come è stato osservato dalla critica moderna, se la sua opera fosse giunta integra fino a noi, Antioco avrebbe per la storia dei Greci d’Occidente la stessa importanza che Erodoto ha per la Grecia continentale.
Il fatto che oggi lo ricordiamo soprattutto attraverso citazioni indirette è emblematico: Antioco è una figura che vive tra le pieghe della memoria, proprio come molte storie di Siracusa.
Perché tornare ad Antioco oggi
Ritornare ad Antioco di Siracusa significa interrogarsi su come una città racconta se stessa. Significa riconoscere che già nel V secolo a.C. Siracusa produceva pensiero storico, capacità critica, visione politica del passato.
In una città spesso schiacciata tra monumentalizzazione turistica e oblio quotidiano, Antioco ci ricorda che la vera eredità non è solo nei templi o nelle pietre, ma nel modo in cui si costruisce e si trasmette una narrazione condivisa. Una lezione antica, ma ancora radicalmente attuale.