IL TEATRO GRECO

Quando si parla di Siracusa, il Teatro Greco emerge subito come simbolo della città. Ma più che un monumento archeologico, è un luogo vissuto, attraversato ogni anno da migliaia di spettatori e cittadini. La sua importanza per la comunità non è solo storica, ma profondamente emotiva e culturale.

Una delle prime fonti che abbiamo raccontato ai cittadini durante il progetto ARCHIA è tratta dagli scritti dell’INDA, che documentano le prime rappresentazioni classiche all’aperto negli anni ’20 del Novecento. Si racconta di come, in un’estate del 1925, la tragedia di Edipo Re venne rappresentata davanti a una platea di cittadini increduli, molti dei quali non avevano mai visto un attore in carne e ossa sul palco: l’emozione fu tale che ancora oggi il Teatro Greco è considerato un passaggio quasi obbligato nella crescita culturale di ogni siracusano. Questa storia verificata ha aperto le conversazioni con gli abitanti, fungendo da filo conduttore per raccogliere le loro memorie e percezioni.

Tutti, prima o poi, hanno varcato quella cavea scavata nella roccia. Non importa se ricordano quale tragedia abbiano visto o se conoscono il titolo di una rappresentazione: quello che conta è esserci stati. Come racconta Carlo Gilè, scenografo cresciuto tra le pietre del teatro, il luogo è un passaggio obbligato per chi vuole sentirsi parte della storia della città.

Carlo ha parlato anche del padre, Concetto Gilè, figura storica dell’INDA, che per quasi quarant’anni ha contribuito a fare del Teatro Greco un luogo vivo, trasmettendo la passione per il teatro con l’esempio quotidiano. Oggi, alcune delle opere scenografiche create da Carlo — come la grande testa di Penteo da Le Baccanti — abitano le strade di Siracusa, portando un frammento della magia teatrale oltre i confini del monumento archeologico.

Un rito che attraversa generazioni

Le Rappresentazioni Classiche dell’INDA continuano a scandire l’anno come un rito condiviso: parteciparvi significa entrare in contatto con la storia e con la comunità, sentirsi parte di un patrimonio culturale vivente. Come confermano i racconti raccolti durante il baratto delle storie, il Teatro Greco non è un luogo da visitare distrattamente, ma da custodire nel quotidiano, come presenza discreta eppure centrale nella vita della città. Forse il segreto della vitalità del Teatro Greco risiede proprio nella sua familiarità: non è celebrato solo quando se ne parla, ma vissuto ogni giorno, nei ricordi delle persone, nella ripetizione delle rappresentazioni e nella memoria delle famiglie.

Ogni siracusano porta con sé un frammento della sua storia, che emerge spontaneamente quando gli si chiede di raccontare ciò che il teatro significa per lui.

Il Teatro Greco non è soltanto pietra antica: è una presenza quotidiana, un racconto che continua a vivere.

In foto: visita di Vittorio Emanuele III nel 1935. Il re, accompagnato da una folta delegazione ufficiale, percorse la cavea e i corridoi del monumento, assistendo a una rappresentazione organizzata dall’INDA. La visita, documentata da cronache dell’epoca e da fotografie d’archivio, non fu soltanto un gesto di cortesia istituzionale: il monarca volle riconoscere pubblicamente il Teatro Greco come simbolo della continuità culturale italiana e dell’eredità classica della Sicilia.