Palazzo Bellomo: tra giovani fotografi e memoria visiva
Passeggiando per le strade di Ortigia, Palazzo Bellomo si staglia come un testimone silenzioso di secoli di storia. Costruito tra XIII e XIV secolo, il palazzo unisce elementi federiciani – visibili nel portale originario e nelle strutture del pianterreno – a interventi quattrocenteschi che riflettono l’influenza catalana nella città, raccontando una Siracusa fatta di stratificazioni e di memorie. Ma più che osservare le sue mura, quest’anno abbiamo avuto l’occasione di vivere il palazzo attraverso gli occhi dei giovani.
Palazzo Bellomo è uno degli edifici medievali più significativi di Ortigia, testimone di secoli di stratificazioni architettoniche e culturali. Nel corso del Novecento, il palazzo è stato oggetto di numerosi restauri che ne hanno consolidato la funzione museale, permettendo l’allestimento della Galleria Regionale di Palazzo Bellomo: Qui si snoda un percorso cronologico di opere che va dalla pittura medievale alla produzione rinascimentale, includendo capolavori come l’«Annunciazione» di Antonello da Messina. Anche il cortile racconta storie antiche: frammenti architettonici e stemmi provenienti da edifici scomparsi offrono un legame materiale con la Siracusa che non c’è più.
Proprio in questo contesto si è svolta un’indagine visiva condotta dagli studenti del MADE Program (Accademia di Belle Arti di Siracusa), coordinata dal docente Giorgio Di Noto. Giovani fotografi under 35 hanno esplorato la Galleria, traducendo in immagini la relazione tra opere, spazi e storia del palazzo. Il risultato è una mostra fotografica visitabile fino al 1 febbraio 2026, organizzata come un percorso esperienziale che ha portato più di 100 giovani a vivere il museo in maniera attiva. Ma sfogliando le fotografie, il palazzo cambia. Le opere storiche, dai grandi nomi della pittura medievale e rinascimentale come Antonello da Messina, agli stemmi e frammenti provenienti da edifici siracusani scomparsi, si fanno più vicine. Il cortile, con la luce filtrata dagli alberi, diventa un teatro improvvisato, uno spazio dove memoria, arte e sensibilità contemporanea si incontrano.
Questa esperienza ha un valore concreto: mettere in contatto il museo con i giovani, stimolare la curiosità e costruire strumenti (i cataloghi) che ampliano la portata culturale di Palazzo Bellomo. L’idea è chiara: non limitarsi a custodire il passato, ma farlo dialogare con il presente e le nuove generazioni.
I lavori fotografici non sono stati semplici scatti: sono stati raccolti in cataloghi illustrati, concepiti per raccontare il museo anche al di fuori della Sicilia. Questi cataloghi offrono strumenti di divulgazione e valorizzazione dei luoghi di cultura, rivolti a un pubblico diversificato – giovani, famiglie, appassionati e studiosi – e aprono nuove prospettive di fruizione del patrimonio culturale attraverso le arti visive, il teatro e iniziative performative.
La mostra e i cataloghi confermano come Palazzo Bellomo non sia solo un contenitore di opere, ma un luogo dinamico in cui si intrecciano storia, restauro, produzione artistica e sperimentazione giovanile. Le fotografie degli studenti fungono da ponte tra passato e presente, tra la memoria materiale del palazzo e l’interpretazione contemporanea dei giovani creativi.
foto di Lupos Christopher