Tommaso Gargallo: Una memoria che non sbiadisce

Tommaso Gargallo è una figura che a Siracusa si incontra prima nei nomi delle strade e dei palazzi, e solo dopo nella profondità della sua storia. Ce ne ha parlato il signor Pietro, con quella calma di chi sente di custodire una memoria che rischia di sbiadire, ricordandoci come Gargallo non fosse soltanto un poeta o un intellettuale, ma un uomo che ha pensato Siracusa per tutta la vita, anche quando ne era lontano. Nato nel 1760 nel palazzo che oggi affaccia su piazza Archimede, cresce immerso nello studio degli antichi, con una precoce familiarità con la poesia e le lingue classiche che diventa presto vocazione. La sua formazione, nutrita di Metastasio, Tasso, Orazio, e guidata da maestri locali, si intreccia fin dall’inizio con un sentimento profondo per la città: Siracusa non è solo il luogo delle origini, ma un modello ideale, un’eredità da difendere e rilanciare.

Questo legame diventa esplicito quando, stabilitosi a Napoli, Gargallo espone al re le condizioni di abbandono della città e viene spinto a mettere per iscritto le sue riflessioni. Nascono così le Memorie patrie per il ristoro di Siracusa, un’opera che non è semplice denuncia, ma progetto culturale e politico insieme, un tentativo concreto di restituire centralità a una città che sente tradita dalla storia. Accanto a questo impegno civile corre una vita intellettuale densissima: traduce Orazio, Giovenale, Cicerone, frequenta Pindemonte, Monti, Volta, Manzoni, Canova, dialoga con papi, re, ministri, attraversa l’Europa come uomo di lettere e di Stato. Eppure, come ci ha sottolineato il signor Pietro, Gargallo rimane sempre un siracusano: ogni viaggio, ogni incarico, ogni relazione sembra misurarsi con un confronto silenzioso con la sua città, con ciò che Siracusa è stata e potrebbe tornare a essere.

Negli ultimi anni, quando torna definitivamente a Siracusa e muore nel 1843 nella casa di quella che oggi è via Gargallo, la città riconosce finalmente la portata del suo amore: sospende il carnevale, chiude il teatro, accompagna il feretro con le fiaccole. È un gesto collettivo che racconta più di molte biografie. Gargallo non ha scavato come Orsi, non ha portato alla luce tombe o reperti, ma ha lavorato sulla memoria, sulla lingua, sull’idea stessa di Siracusa come luogo di cultura viva e non solo di passato glorioso. Ascoltando il racconto del signor Pietro, si ha la sensazione che Gargallo rappresenti un altro tipo di fondazione: quella di una coscienza civile e culturale che ancora oggi interroga la città, chiedendole se è all’altezza di chi, per tutta una vita, l’ha amata senza mai smettere di pretenderne la grandezza.